PALAZZO BARBARIGO MINOTTO

Note Storiche

Palazzo Barbarigo Minotto si affaccia sul lato sinistro del Canal Grande ed è formato da due stabili uniti nel XVII secolo: la parte più antica, sede di Musica a Palazzo, era originariamente palazzo Minotto, gotico quattrocentesco con fregi bizantini del XII secolo e Palazzo Barbarigo, costruzione secentesca.

Origini e fortuna della famiglia Barbarigo

Barbarigo, famiglia patrizia di origine istriana, ebbe un componente di nome Arrigo che nell’ 880 sconfisse in battaglia i pirati saraceni e tornò in patria con le barbe tagliate ai nemici: da qui il nome e lo stemma con sei barbe. Tra le famiglie più importanti di Venezia, i Barbarigo annoverano tra i loro membri vescovi, cardinali e patriarchi. Tra questi appunto anche San Gregorio Barbarigo, nato qui nel 1625, beatificato nel 1761 e santificato nel 1960 sotto il pontificato di Giovanni XXIII, già patriarca di Venezia. I Barbarigo hanno anche fondato nel 955 la prima chiesa di Santa Maria del Giglio, chiamata S. Maria Zobenigo (LEONE DI VENEZIA)

La Serenissima ha anche avuto due dogi Barbarigo: Marco, regnante nel 1485-86, primo doge ad essere incoronato sulla scala dei Giganti di palazzo Ducale. Il suo dogado fu brevissimo e sembra sia morto a causa di un violento alterco con il fratello Agostino, avvenuto durante una riunione in Senato. Divenne poi doge il fratello Agostino Barbarigo, quest’ultimo capo supremo della Serenissima dal 1486 al 1501 negli anni in cui Caterina Corner, regina di Cipro, fece dono del suo regno a Venezia. Fu lui che impose l’usanza del baciamano al doge.

In seguito al matrimonio di Gregorio Barbarigo con la brillante e colta Caterina Sagredo, nel 1739, furono chiamati i più illustri artisti del momento tra cui il grande maestro Giambattista Tiepolo, Francesco Fontebasso, Mengozzi Colonna e Carpoforo Mazzetti per abbellire i palazzi, sia quello bizantino, ex Minotto, sia quello seicentesco, ormai da tempo interamente uniti.

Il rinnovo di Palazzo Barbarigo Minotto nel settecento

Nel 1741 fu retribuito il ferrarese Gerolamo Mengozzi Colonna, famoso quadraturista, per aver dipinto la cappelletta domestica collocata in una rientranza del muro e chiusa da due battenti in legno. Nel 1742 Mengozzi Colonna interviene anche nel portego, il
salone centrale, dove fornisce i disegni per i bellissimi terrazzi alla veneziana.

All’interno molto belle le porte Luigi XIV lastronate in noce e le maniglie in bronzo a foglia di vite.
Il piano nobile conserva ancora una cappella gentilizia dai pavimenti intarsiati in olmo e noce ed uno straordinario apparato stucchivo di Carpoforo Mazzetti detto il Tencalla.
Carpoforo Mazzetti, allievo di Abbondio Stazio, entrambi ticinesi, ha realizzato gli stucchi nell’alcova stile rocaille, costituita dal vano centrale per il letto con le due ali laterali con le piccole porte ornate da specchi. Il cimiero del vano centrale è ornato da putti reggiscudo girati di spalle e occhieggianti verso l’alcova.
Il Mazzetti ha anche realizzato gli stucchi della sala da pranzo che raffigurano scene mitologiche in pallide sfumature pastello e animaletti coloratissimi che creano effetti di spiccato realismo.

Ne 1741 l’illustre pittore veneziano Gianbattista Tiepolo realizza i stupendi monocromi e due delle sovrapporte che fanno da cornice alla grande tela, dipinto ad olio, La Virtù e la Nobiltà vincono l’Ignoranza oggi conservata a Ca’ Rezzonico qui sostituita con una splendida copia novecentesca.

La simbologia massonica

Tutta la decorazione pittorica simboleggia gli interessi culturali della coppia di “Gregorietto” e Caterina Sagredo da poco sposati. Quattro monocromi riguardano le scienze: la Storia, l’Astronomia, la Geografia, e l’Astrologia. Gli altri quattro, con cornici mistilinee rappresentano le Arti: la Pittura, la Scultura, la Musica, e la Poesia. Nelle sovrapporte il Tiepolo aveva affrescato il Merito e l’Abbondanza. Si ravvisano inoltre molti simboli propri della massoneria. Questo ciclo denota l’influenza della moda neoclassica che, in quegli anni, andava affermandosi in città attraverso motivi ornamentali, pezzi scultorei antichi, sarcofagi, anfore e vasi uniti all’ “olimpica grazia” dei personaggi raffigurati. Tale pittura manifesta la grande felicità delle opere autografe di Gianbattista. Il salotto giallo viene definito la stanza della “Saggezza” proprio perché l’intero ciclo dei monocromi è la celebrazione del committente cultore delle arti e delle scienze che concedono benessere e nobiltà.

Nella tela centrale, eseguita da Tiepolo tra il 1744-45, accanto alle due figure femminili che raffigurano la Nobiltà e la Virtù, appare un volto posto dietro al putto che regge lo strascico della Nobiltà. Questo potrebbe essere il ritratto del figlio del pittore, Giuseppe Maria, futuro frate somasco; nel compagno del paggio si può riconoscere l’autoritratto dell’artista. Il pipistrello trattenuto con un filo dal genietto, accanto alla figura “precipitata”, sono gli emblemi del Vizio e dell’Ignoranza sconfitti dalla Virtù e dalla Nobiltà, tema celebrativo per i committenti. Il dipinto rivela stilisticamente la maturità raggiunta dal Tiepolo con una resa esecutiva di grande qualità, memore dei modelli veronesiani.

Il palazzo oggi

Palazzo_Salone

La famiglia Barbarigo si estinse nel 1804 con la morte della brillante e salottiera Contarina Barbarigo e il palazzo passò in eredità alla famiglia di Marcantonio Michiel. Dopo varie vicissitudini il palazzo divenne di proprietà della famiglia Donà delle Rose.

Valutazione di Google
4.7